Il buio addosso – Marco Missiroli

Post del 16-6-2009

Ci sono libri che ti scivolano addosso e libri che ti scivolano dentro. “Il buio addosso” di Marco Missiroli appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Leggerlo non significa soltanto impiegare in modo costruttivo qualche ora del proprio tempo, ma equivale a fare un viaggio emozionale, al di là del tempo e dello spazio, fino a raggiungere la parte più profonda, e spesso sconosciuta, dell’indole umana.

A prenderci per mano e a guidarci in questo viaggio è la piccola Poline, salvata da un destino altrimenti ineluttabile ma allo stesso tempo condannata a pagare a caro prezzo quel suo handicap fisico, che tutti in paese vivono come un affronto.

Poline nasce, infatti, con una malformazione ad una gamba e tanto basta perché ad R. – il paese provenzale in cui è ambientata la storia – l’intera comunità decida che sia opportuno dare anche a lei la polvere dolce. R. è un paese ormai in decadenza e i loro abitanti si sono, col tempo, aggrappati all’idea che per salvarlo dal declino e riportarlo all’antico splendore sia necessario perseguire un ideale di purezza che passa inevitabilmente per la bellezza, e la normalità, del corpo e della mente. Così tutti i bambini affetti da tare fisiche o mentali vengono addormentati per sempre. Non uccisi. Perché a R. non muore nessuno; a R. le persone, semplicemente, si addormentano. Questa la suprema ipocrisia che gli abitanti del paese si regalano per non sentire i sensi di colpa, ai quali – in modo sconcertante – si dimostra sordo persino il parroco, Padre Carl.

La piccola Poline nasce zoppa e solo la caparbietà di suo padre – sindaco stimato del paese – riesce a salvarla dalla fine che il suo destino le aveva riservato. Ma trasgredire le regole comporta sempre un prezzo molto alto da pagare e il debito di riconoscenza che la bambina si troverà a dover saldare coinciderà con la sua morte civile: dovrà crescere confinata nella sua stessa casa e non potrà per nessuna ragione uscirne.

La decisione viene accolta, seppure a malincuore, ed è proprio da qui che inizia la storia di Poline ‘la zoppa’; una storia dura e meravigliosa insieme fatta di dolore, di rassegnazione, di tanta voglia di normalità ma anche colorata da momenti di tenerezza. E’ da qui che inizia il viaggio esistenziale che porterà Poline alle soglie dell’età adulta e che trasformerà, quasi paradossalmente, la sua dannazione nella sua salvezza. Importante, in questa prima fase, è la presenza del maestro privato Gustave, il quale – un po’ insegnante e un po’ secondo padre – l’aiuterà a rafforzare il suo carattere e a scoprire il suo dono, ossia quello di riuscire a riprodurre – sulla carta prima e sulla tela poi – tutto quello che il suo cuore sa vedere.

A farle compagnia durante tutto il suo difficile cammino è, invece, l’amico di sempre: Nunù detto ‘il matto’, un personaggio dolcissimo dalla mente fragile e dal cuore puro destinato ad essere, forse, l’unica vera vittima della cattiveria della gente di R.


Il buio addosso” è un libro che graffia l’anima e che sa farsi promettere una seconda lettura.

E’ una dimostrazione realistica – sebbene romanzata – di quanto i pregiudizi basati sull’ignoranza possano ferire e condizionare pesantemente chi ne resti vittima.

Ma anche in fondo al tunnel della disperazione può brillare una luce di speranza. Così, nel corso del libro, possiamo assistere quasi a un rovesciamento delle parti: la deformità esteriore di Poline, infatti, sembra scivolare lentamente sullo sfondo per lasciare il posto alla deformità interiore di tutti quelli che – credendosi superiori a lei – l’hanno costretta all’emarginazione.

Grazie a uno stile fluido e scorrevole, Marco Missiroli riesce a coinvolgere il lettore nella vicenda e a renderlo pienamente partecipe degli stati d’animo che attraversano, di volta in volta, i protagonisti. Non manca qualche elemento gotico (chi si nasconde in quella stanza che deve assolutamente restare chiusa ma dalla quale proviene quella musica misteriosa?) che conferisce alla storia un po’ di suspense che certamente non guasta.

I Latini sostenevano che in medio stat virtus. Ma io sono convinta che il primo e il terzo romanzo di questo brillante e sensibile scrittore saranno sicuramente all’altezza delle aspettative che questo suo secondo libro ha saputo creare in me.

Per chi volesse intraprendere il viaggio raccontato in questo post, si parte da:

“Il buio addosso” di Marco Missiroli. Guanda Editore.

“La custode del miele e delle api” – Cristina Caboni

“La custode del miele e delle api” di Cristina Caboni è più di un romanzo: è un meraviglioso viaggio esistenziale che consiglio a tutti di fare.

Lo stile di Cristina Caboni è scorrevole e travolgente: ti prende per mano e ti porta in un modo lontano centinaia di chilometri ma dandoti sempre la sensazione di sentirti a casa.

Recentemente ho comprato “La rilegatrice di storie perdute”. Non l’ho ancora letto ma spero che sia bello quanto “La custode del miele e delle api”.

Citazioni – “La strategia dell’orso bianco”

” Se per tutta la vita vi lamentate del destino, impedite il vostro sviluppo positivo. Soltanto quando vi sarete liberati del peso del passat, potrete raccogliere le energie e con coraggio e impegno dare una nuova svolta alla vostra vita.

Rassegnatevi per non poter cambiare niente del vostro passato e liberatevi da esso.

Soltanto così sarà possibile dar vita a un nuovo e fruttuoso inizio”

Moritz Huber, “La strategia dell’orso bianco” –


” E’ facile sentirsi vittima delle circorstanze, perché in questo modo si può

Attribuire la responsabilità della propria spiacevole situazione agli altri. Ma dare la colpa agli altri non è di nessun aiuto. Soltanto quando smetterete du farlo, prenderete in mani la vostra vita. Questa decisione è già l’inizio di uno sviluppo migliore. “

Moritz Huber, “La strategia dell’orso bianco” –


” Dinanzi a una crisi avete la scelta di uscirne rafforzati o di soccombere. Potrete superare gli ostacoli affrontando i problemi e assumendo la responsabilità delle vostre azioni. La cosa fondamentale è porsi degli obiettivi.

Avere un obiettivo vi orienta nei periodi di incertezza o di insoddisfazione e vi apre nuove strade. “

Moritz Huber, “La strategia dell’orso bianco” –


” Avete bisogno di qualcuno che sia al vostro fianco. Potete trovarlo in famiglia, fra gli amici o sul luogo di avoro. L’importante è che vi dia forza quando sarete assaliti dai dubbi sulla cistra capicità di risolvere i problemi. La stabilità nella relazione con i vostri amici darà stabilità alla vostra vita. Se per voi è importante avere un amico, trovereete la persona giusta di cui fidarvi. “

Moritz Huber, “La strategia dell’orso bianco” –


” Tutti temono il nuovo e l’incerto, alcuni più, altri meno.Questa paura si oppone alla decisione di poter affrontare il futuro. Se la vostra paura è maggiore della fiducia in voi stessi, impedisce la vostra crescita. I migliori amici della paura sono il coraggio e la curiosità. La curiosità vi spinge avanti, la paura vi mette in guardia dai rischi e il coraggio vi fa agire. “

Moritz Huber, “La strategia dell’orso bianco” –


“Se fate pace con il passato e vi assumete la responsabilità della vostra vita, se vi ponete degli obiettivi e li perseguite supererete le difficoltà. Percorrere una strada simile richiede coraggio e forza. Perciò sarà bene ogni tanto godersi una pausa e guardare ciò che avete raggiunto da soli o con l’aiuto di qualcun altro. Vi siete guadagnati il diritto di godervi la vita. “

Moritz Huber, “La strategia dell’orso bianco” –

Per saperne qualcosina in più:

“La strategia dell’orso bianco” – Macrolibrarsi.it

“ << La cultura contemporanea non ci fa stare bene con noi stessi. Si deve essere abbastanza forti per rifiutare modelli di vita che non funzionano.>>”

prof. Morris “Morrie” Schwartz citato da Mitch Albom


“ Lasciati sommergere dall’emozione. Non ti farà male. Ti sarà solo d’aiuto. Se lasci entrare la paura, se la indossi come una seconda pelle, allora potrai dire a te stesso: << Ecco, è solo paura, non devo lasciarle il controllo. La vedo per ciò che è, tutto qui. >>
La stessa cosa per la solitudine: ti lasci andare, fai scorrere le lacrime, le senti fin nel profondo…però alla fine sei in grado di dire: << Lo riconosco, è stato un mio momento di solitudine. Non ho paura di sentirmi solo, ma ora metto la solitudine da parte e so che al mondo ci sono altre emozioni, e che proverò anche quelle. >>

dal libro “I miei martedì col professore”, di Mitch Albom