Biografie in musica – Odysseus

Fra i personaggi – veri o fittizi – di cui Francesco Guccini ha cantato la vita c’è anche Ulisse, il leggendario personaggio nato dall’immaginazione di Omero. Attraverso i suoi versi, questa canzone ci restituisce il ritratto di un uomo dalla personalità complessa che, nel suo avventuroso viaggio attraverso mondi sconosciuti, ricorda l’inquietudine esistenziale che ognuno di noi, prima o poi, sente dentro di sè.


Fonte: Youtube

“Odysseus”

Bisogna che lo affermi fortemente
che, certo, non appartenevo al mare
anche se Dei d’Olimpo e umana gente
mi sospinsero un giorno a navigare
e se guardavo l’isola petrosa
ulivi e armenti sopra a ogni collina
c’era il mio cuore al sommo d’ogni cosa
c’era l’anima mia che è contadina;
un’isola d’aratro e di frumento
senza le vele, senza pescatori,
il sudore e la terra erano argento
il vino e l’olio erano i miei ori.

Ma se tu guardi un monte che hai di faccia
senti che ti sospinge a un altro monte,
un’isola col mare che l’abbraccia
ti chiama a un’altra isola di fronte
e diedi un volto a quelle mie chimere
le navi costruii di forma ardita,
concave navi dalle vele nere
e nel mare cambiò quella mia vita
e il mare trascurato mi travolse:
seppi che il mio futuro era nel mare
con un dubbio però che non si sciolse
senza futuro era il mio navigare

Ma nel futuro trame di passato
si uniscono a brandelli di presente,
ti esalta l’acqua e il gusto del salato
brucia la mente
e ad ogni viaggio reinventarsi un mito
a ogni incontro ridisegnare il mondo
e perdersi nel gusto del proibito
sempre più in fondo

E andare in giorni bianchi come arsura,
soffio di vento e forza delle braccia,
mano al timone e sguardo nella pura
schiuma che lascia effimera una traccia;
andare nella notte che ti avvolge
scrutando delle stelle il tremolare
in alto l’Orsa è un segno che ti volge
diritta verso il Nord della Polare.
E andare come spinto dal destino
verso una guerra, verso l’avventura
e tornare contro ogni vaticino
contro gli Dei e contro la paura.

E andare verso isole incantate,
verso altri amori, verso forze arcane,
compagni persi e navi naufragati;
per mesi, anni, o soltanto settimane?
La memoria confonde e dà l’oblio,
chi era Nausicaa, e dove le sirene?
Circe e Calypso perse nel brusio
di voci che non so legare assieme.
Mi sfuggono il timone, vela, remo,
la frattura fra inizio ed il finire,
l’urlo dell’accecato Polifemo
ed il mio navigare per fuggire.

E fuggendo si muore e la mia morte
sento vicina quando tutto tace
sul mare, e maledico la mia sorte
non trovo pace.
forse perché sono rimasto solo
ma allora non tremava la mia mano
e i remi mutai in ali al folle volo
oltre l’umano.

La vita del mare segna false rotte,
ingannevole in mare ogni tracciato,
solo leggende perse nella notte
perenne di chi un giorno mi ha cantato
donandomi però un’eterna vita
racchiusa in versi, in ritmi, in una rima,
dandomi ancora la gioia infinita
di entrare in porti
sconosciuti prima.

– Francesco Guccini –

Biografie in musica – Mani di forbice

Questa canzone è proprio ispirata all’omonima favola moderna diretta da Tim Burton e interpretata da un bravissimo Johnny Depp (ma non solo).

Personalmente, preferisco la versione cantata soltanto da Francesco Baccini (contenuta nel suo album “Nudo”) ma su Youtube ho trovato solo questa. E’comunque un bell’ascoltare e qualche brivido lo dà… 😊


Fonte: Youtube

“Mani di forbice”

Dal castello stanotte uscirò,

non avere paura di me

e se ci sarai ti accarezzerò

con le mani taglienti che ho. 


La regina per me tu sarai,

farò statue di ghiaccio per te

e se ci sarai ti proteggerò

con le mani che mai non avrò. 

Ogni notte io scendo in città,

ogni notte in cerca di te

e la luna sa che ti ruberò

a quell’uomo che cuore non ha. 

Sono nato 200 anni fa

e mio padre era buono con me,

ma le mani mie si dimenticò

e due forbici mi regalò. 


E da allora io vivo così

e la gente ha paura di me,

ma nessuno sa che il mio cuore ha

un taglio che mai finirà. 


Ogni notte in cerca di te,

ogni notte io scendo in città

e la luna poi mi accompagnerà

in un valzer che tempo non ha. 


Dal castello stanotte uscirò, non aver paura perchè

se tu lo vorrai ti accarezzerò

con le mani taglienti che ho.

– Francesco Baccini & Angelo Branduardi –


Fonte: Youtube

Biografie in musica

 

Comincia così la storia di Don Chisciotte della Mancia...

 

 

“Viveva, non ha molto, in una terra della Mancia, che non voglio ricordare come si chiami, un idalgo di quelli che tengono lance nella rastrelliera, targhe antiche, magro ronzino e cane da caccia. Egli consumava tre quarte parti della sua rendita per mangiare piuttosto bue che castrato, carne con salsa il più delle sere, il sabato minuzzoli di pecore mal capitate, lenti il venerdì, colla giunta di qualche piccioncino nelle domeniche. Consumava il resto per ornarsi nei giorni di festa con un saio di scelto panno di lana, calzoni di velluto e pantofole pur di velluto; e nel rimanente della settimana faceva il grazioso portando un vestito di rascia della più fina. Una serva d’oltre quarant’anni, ed una nipote che venti non ne compiva convivevano con esso lui, ed eziandio un servidore da città e da campagna, che sapeva così bene sellare il cavallo come potare le viti. Toccava l’età di cinquant’anni; forte di complessione, adusto, asciutto di viso; alzavasi di buon mattino, ed era amico della caccia. Vogliono alcuni che portasse il soprannome di Chisciada o Chesada, nel che discordano gli autori che trattarono delle sue imprese; ma per verisimili congetture si può presupporre che fosse denominato Chisciana; il che poco torna al nostro proposito; e basta soltanto che nella relazione delle sue gesta non ci scostiamo un punto dal vero.”

 

(Don Chisciotte della Mancia – Miguel de Cervantes Saavedra, 1605 e 1615 – traduzione di Bartolommeo Gamba – 1818.  Citazione dell’incipit copiata da qui)

 

 

Da qui in poi, la raccontano Francesco Guccini e Mario Lavezzi…

 

 

 

” Don Chisciotte “

 

[ Don Chisciotte ]

Ho letto millanta storie di cavalieri erranti,
di imprese e di vittorie dei giusti sui prepotenti
per starmene ancora chiuso coi miei libri in questa stanza
come un vigliacco ozioso, sordo ad ogni sofferenza.
Nel mondo, oggi più di ieri, domina l’ingiustizia,
ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia;
proprio per questo, Sancho, c’è bisogno soprattutto
d’uno slancio generoso, fosse anche un sogno matto
vammi a prendere la sella, che il mio impegno ardimentoso
l’ho promesso alla mia bella, Dulcinea del Toboso,
e a te Sancho io prometto che guadagnerai un castello,
ma un rifiuto non l’accetto, forza sellami il cavallo !
Tu sarai il mio scudiero, la mia ombra confortante
e con questo cuore puro, col mio scudo e Ronzinante,
colpirò con la mia lancia l’ingiustizia giorno e notte,
com’è vero nella Mancha che mi chiamo Don Chisciotte…

 

 

[ Sancho Panza ]

Questo folle non sta bene, ha bisogno di un dottore,
contraddirlo non conviene, non è mai di buon umore…
E’ la più triste figura che sia apparsa sulla Terra,
cavalier senza paura di una solitaria guerra
cominciata per amore di una donna conosciuta
dentro a una locanda a ore dove fa la prostituta,
ma credendo di aver visto una vera principessa,
lui ha voluto ad ogni costo farle quella sua promessa.
E così da giorni abbiamo solo calci nel sedere,
non sappiamo dove siamo, senza pane e senza bere
e questo pazzo scatenato che è il più ingenuo dei bambini
proprio ieri si è stroncato fra le pale dei mulini…
E’ un testardo, un idealista, troppi sogni ha nel cervello:
io che sono più realista mi accontento di un castello.
Mi farà Governatore e avrò terre in abbondanza,
quant’è vero che anch’io ho un cuore e che mi chiamo Sancho Panza…

 

 

[ Don Chisciotte ]

Salta in piedi, Sancho, è tardi, non vorrai dormire ancora,
solo i cinici e i codardi non si svegliano all’aurora:
per i primi è indifferenza e disprezzo dei valori
e per gli altri è riluttanza nei confronti dei doveri !
L’ingiustizia non è il solo male che divora il mondo,
anche l’anima dell’uomo ha toccato spesso il fondo,
ma dobbiamo fare presto perché più che il tempo passa
il nemico si fà d’ombra e s’ingarbuglia la matassa…

 

 

[ Sancho Panza ]

A proposito di questo farsi d’ombra delle cose,
l’altro giorno quando ha visto quelle pecore indifese
le ha attaccate come fossero un esercito di Mori,
ma che alla fine ci mordessero oltre i cani anche i pastori
era chiaro come il giorno, non è vero, mio Signore ?
Io sarò un codardo e dormo, ma non sono un traditore,
credo solo in quel che vedo e la realtà per me rimane
il solo metro che possiedo, com’è vero… che ora ho fame !

 

 

[ Don Chisciotte ]

Sancho ascoltami, ti prego, sono stato anch’io un realista,
ma ormai oggi me ne frego e, anche se ho una buona vista,
l’apparenza delle cose come vedi non m’inganna,
preferisco le sorprese di quest’anima tiranna
che trasforma coi suoi trucchi la realtà che hai lì davanti,
ma ti apre nuovi occhi e ti accende i sentimenti.
Prima d’oggi mi annoiavo e volevo anche morire,
ma ora sono un uomo nuovo che non teme di soffrire…

 

 

[ Sancho Panza ]

Mio Signore, io purtoppo sono un povero ignorante
e del suo discorso astratto ci ho capito poco o niente,
ma anche ammesso che il coraggio mi cancelli la pigrizia,
riusciremo noi da soli a riportare la giustizia ?
In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre,
dove regna il “capitale”, oggi più spietatamente,
riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero
al “potere” dare scacco e salvare il mondo intero?

 

 

[ Don Chisciotte ]

Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro
perchè il “male” ed il “potere” hanno un aspetto così tetro ?
Dovrei anche rinunciare ad un po’ di dignità,
farmi umile e accettare che sia questa la realtà?

 

 

 

[ Insieme ]

Il “potere” è l’immondizia della storia degli umani
e, anche se siamo soltanto due romantici rottami,
sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte:
siamo i “Grandi della Mancha”,
Sancho Panza… e Don Chisciotte!

 

 Francesco Guccini e Mario Lavezzi

 

 

 

La parte finale di questa canzone mi fa impazzire: sembra quasi di sentirli

galoppare verso chissà quale meta… C’è poco da fare: Guccini è un genio!

 

Biografie in musica – Cirano

La storia di Cyrano de Cergerac è una delle più affascinanti mai scritte. Nato dalla penna di Edmod Rostand, Cyrano è uno spadaccino dall’indole sanguigna e dalla lingua tagliente che non accetta i compromessi e che si fa beffa dei propri nemici. E’ anche un uomo intelligente e autorionico e sa anche ridere di sè e del suo smisurato naso, all’occorrenza.

Ma dietro tutta questa spavalderia si nasconde il suo amore segreto per sua cugina Rossana. Quando è sul punto di dichiararsi a lei, questa gli confessa di essere innamorata del giovane cadetto Cristiano. Cyrano – l’uomo capace di affrontare da solo decine di uomini armati – ha il cuore a pezzi. Ma aiuta Rossana e Cristiano a coronare il loro sogno di stare insieme, pur sacrificando la propria felicità.

Guccini rende alla perfezione l’indole di Cyrano e ce lo mostra immaginandolo mentre scrive una lettera alla sua amata in cui le dice ciò che non ha potuto dirle e la netta differenza fra il suo carattere fumantino quando è in pubblico e la sua vena poetica quando è solo con se stesso, rende questa canzone una sintesi perfetta dell’opera di Rostand.

Se ancora non l’avete fatto, vi consiglio di leggerlo perché è spassosissmo, anche se scritto tutto in rima).

Una curiosità: Rostand si ispirò per il personaggio di Cyrano alla figura storica di Savinien Cyrano de Bergerac, filosofo, scrittore e soldato francese nato nel 1619 e morto neo 1655.



“Cirano”

Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perchè con questa spada vi uccido quando voglio.

Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati, 
buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza; 
godetevi il successo, godete finchè dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura 
e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l’ ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna. 
Gli orpelli? L’arrivismo? All’ amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco, 
io non perdono, non perdono e tocco! 

Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti, 
venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false 
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte 
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese. 
Non me ne frega niente se anch’ io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco, 
io non perdono, non perdono e tocco! 

Ma quando sono solo con questo naso al piede 
che almeno di mezz’ ora da sempre mi precede 
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore 
che a me è quasi proibito il sogno di un amore; 
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute, 
per colpa o per destino le donne le ho perdute 
e quando sento il peso d’ essere sempre solo 
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo, 
ma dentro di me sento che il grande amore esiste, 
amo senza peccato, amo, ma sono triste
perchè Rossana è bella, siamo così diversi, 
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi… 

Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un’ altra vita; 
se c’è, come voi dite, un Dio nell’ infinito, guardatevi nel cuore, l’ avete già tradito 
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l’ uomo è solo in questo abisso, 
le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali; 
tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti. 
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco, 
io non perdono, non perdono e tocco!
 

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada, 
ma in questa vita oggi non trovo più la strada. 
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo, 
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo: 
dev’ esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto 
dove non soffriremo e tutto sarà giusto. 
Non ridere, ti prego, di queste mie parole, 
io sono solo un’ ombra e tu, Rossana, il sole, 
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora, 
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora 
perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano, 
se mi ami come sono,

per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo…Cirano

– Francesco Guccini –

Biografie in musica

Su Ernesto <<Che>> Guevara si è detto, scritto e cantato di tutto. Roberto Vecchioni, una dozzina di anni fa, ce lo ha fatto vedere da un’angolazione privilegiata: gli occhi di sua madre. Una madre forte e fragile allo stesso tempo, che si lascia cullare dai ricordi e che continua ad aspettare il ritorno di questo suo figlio un po’ speciale pur essendo consapevole del fatto che il suo destino sia già segnato.

La canzone, contenuta nell’album "El bandolero stanco ", è una sorta di struggente dialogo immaginario fra il  <<Che>> e sua madre Celia. Come in un romanzo di formazione, le strofe centrali ripercorrono le fasi salienti della vita di Che Guevara prima della sua svolta politica: l’asma che lo afflisse da bambino, la passione per il calcio, i viaggi a bordo della “Poderosa”…

Grazie alla sua abilità narrativa e alla sua sensibilità, Vecchioni è riuscito a trasformare la vita di Ernesto Guevara in poesia che commuove, dai rumori di strada iniziali alla citazione finale di “El condor pasa”.


Fonte: Youtube


Celia De La Serna

Non scrivi più

e non ti sento più.

So quel che fai

e un po’ ho paura, sai.

Son senza sole

le strade di Rosario,

fa male al cuore

avere un figlio straordinario…

A saperti là

sono orgogliosa e sola,

ma dimenticarti…

è una parola!

Bambino mio,

chicco di sale,

sei sempre stato

un po’ speciale:

col tuo pallone,

nero di lividi e di botte,

e quella tosse, amore,

che non passava mai la notte…

E scamiciato,

davanti al fiume ore e ore,

chiudendo gli occhi,

appeso al cuore.

O madre, madre,

che infinito, immenso cielo

sarebbe il mondo

se assomigliasse a te!

Uomini e sogni

come le tue parole,

la terra e il grano

come i capelli tuoi.

Tu sei il mio canto,

la mia memoria:

non c’è nient’altro

nella mia storia:

A volte sai,

mi sembra di sentire

la “poderosa”

accesa nel cortile…

E guardo fuori:Fuser,

Fuser è ritornato!.

E guardo fuori

e c’è solo il prato.

O madre, madre,

se sapessi che dolore!

Non è quel mondo

che mi cantavi tu…

Tu guarda fuori,

tu guarda fuori sempre,

e spera sempre

di non vedermi mai.

Sarò quel figlio

che ami veramente,

soltanto e solo

finché non mi vedrai.

– Roberto Vecchioni –

Biografie in musica

“Don Chisciotte” – Francesco Guccini

Don Chisciotte

[ Don Chisciotte ]

Ho letto millanta storie di cavalieri erranti,
di imprese e di vittorie dei giusti sui prepotenti
per starmene ancora chiuso coi miei libri in questa stanza
come un vigliacco ozioso, sordo ad ogni sofferenza.
Nel mondo, oggi più di ieri, domina l’ingiustizia,
ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia;
proprio per questo, Sancho, c’è bisogno soprattutto
d’uno slancio generoso, fosse anche un sogno matto
vammi a prendere la sella, che il mio impegno ardimentoso
l’ho promesso alla mia bella, Dulcinea del Toboso,
e a te Sancho io prometto che guadagnerai un castello,
ma un rifiuto non l’accetto, forza sellami il cavallo !
Tu sarai il mio scudiero, la mia ombra confortante
e con questo cuore puro, col mio scudo e Ronzinante,
colpirò con la mia lancia l’ingiustizia giorno e notte,
com’è vero nella Mancha che mi chiamo Don Chisciotte…

[ Sancho Panza ]

Questo folle non sta bene, ha bisogno di un dottore,
contraddirlo non conviene, non è mai di buon umore…
E’ la più triste figura che sia apparsa sulla Terra,
cavalier senza paura di una solitaria guerra
cominciata per amore di una donna conosciuta
dentro a una locanda a ore dove fa la prostituta,
ma credendo di aver visto una vera principessa,
lui ha voluto ad ogni costo farle quella sua promessa.
E così da giorni abbiamo solo calci nel sedere,
non sappiamo dove siamo, senza pane e senza bere
e questo pazzo scatenato che è il più ingenuo dei bambini
proprio ieri si è stroncato fra le pale dei mulini…
E’ un testardo, un idealista, troppi sogni ha nel cervello:
io che sono più realista mi accontento di un castello.
Mi farà Governatore e avrò terre in abbondanza,
quant’è vero che anch’io ho un cuore e che mi chiamo Sancho Panza…

 

[ Don Chisciotte ]

Salta in piedi, Sancho, è tardi, non vorrai dormire ancora,
solo i cinici e i codardi non si svegliano all’aurora:
per i primi è indifferenza e disprezzo dei valori
e per gli altri è riluttanza nei confronti dei doveri !
L’ingiustizia non è il solo male che divora il mondo,
anche l’anima dell’uomo ha toccato spesso il fondo,
ma dobbiamo fare presto perché più che il tempo passa
il nemico si fà d’ombra e s’ingarbuglia la matassa…

[ Sancho Panza ]

A proposito di questo farsi d’ombra delle cose,
l’altro giorno quando ha visto quelle pecore indifese
le ha attaccate come fossero un esercito di Mori,
ma che alla fine ci mordessero oltre i cani anche i pastori
era chiaro come il giorno, non è vero, mio Signore ?
Io sarò un codardo e dormo, ma non sono un traditore,
credo solo in quel che vedo e la realtà per me rimane
il solo metro che possiedo, com’è vero… che ora ho fame !

 

[ Don Chisciotte ]

Sancho ascoltami, ti prego, sono stato anch’io un realista,
ma ormai oggi me ne frego e, anche se ho una buona vista,
l’apparenza delle cose come vedi non m’inganna,
preferisco le sorprese di quest’anima tiranna
che trasforma coi suoi trucchi la realtà che hai lì davanti,
ma ti apre nuovi occhi e ti accende i sentimenti.
Prima d’oggi mi annoiavo e volevo anche morire,
ma ora sono un uomo nuovo che non teme di soffrire…

[ Sancho Panza ]

Mio Signore, io purtoppo sono un povero ignorante
e del suo discorso astratto ci ho capito poco o niente,
ma anche ammesso che il coraggio mi cancelli la pigrizia,
riusciremo noi da soli a riportare la giustizia ?
In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre,
dove regna il “capitale”, oggi più spietatamente,
riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero
al “potere” dare scacco e salvare il mondo intero ?

 

[ Don Chisciotte ]

Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro
perchè il “male” ed il “potere” hanno un aspetto così tetro ?
Dovrei anche rinunciare ad un po’ di dignità,
farmi umile e accettare che sia questa la realtà ?

 


[ Insieme ]

Il “potere” è l’immondizia della storia degli umani
e, anche se siamo soltanto due romantici rottami,
sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte:
siamo i “Grandi della Mancha”,
Sancho Panza… e Don Chisciotte !

 

Francesco Guccini e Mario Lavezzi

La parte finale di questa canzone mi fa impazzire: sembra quasi di sentirli galoppare verso chissà quale meta… C’è poco da fare: Guccini è un genio!