A.

Stasera sono qui con l’immaginazione. Questo faro si trova in Bretagna e si chiama Phare du Petit Minou. È uno dei fari più belli che abbia mai visto (purtroppo mai dal vivo).

Io mi fermerò ancora un po’ qui a respirare l’aria salmastra e a riempirmi gli occhi di cielo; poi tornerò alla vita reale e andrò a dormire.

Serena notte a tutti. 🙂

Dal web

A.

Oggi ho avuto la prova definitiva (o meglio l’ennesima prova) del fatto che per tanto tempo ho funto solo da ‘amica di scorta’ (proprio come la ruota che si tiene nel cofano della macchina, da usare in caso di necessità). È una cosa che sospettavo da un po’ ma oggi – mettendo al suo posto un’ultima tessera – il puzzle, ormai completato, mi ha restituito il disegno di un legame inesistente.

Ho sempre creduto nell’amicizia – anche più di quanto abbia creduto nell’amore – e mi sono sempre impegnata nella costruzione di un rapporto d’amicizia quando ne ho intuito la presenza. Questa volta mi sono sbagliata: credevo fosse amicizia e invece era un modo per bypassare una situazione temporanea. Mi spiace non averlo capito prima: mi sarei preoccupata molto meno di fronte ai malesseri e ai malanni… Ma sono fatta così: sono una stupida e mi impegno con testa, cuore e anima se provo affetto per qualcuno.

Ora basta. Ci sono stata male perchè l’altrui codardia mi ha persino impedito di andare in fondo a questa situazione e capire prima che razza di bagaglio stavo prendendo.

R.I.P., amicizia falsa e illusoria che sto seppellendo insieme alla stupida ingenuità con la quale ho voluto crederci.

A.

“Rain and tears are the same
But in the sun you’ve got to play the game
When you cry in winter time
You can pretend
It’s nothing but the rain”

– Demis Roussos, “Rain and tears” –


E…niente…piove.

A.

Parecchi anni fa, mentre cercavo degli sfondi per il pc, sono inciampata in questa immagine. L’ho salvata perché mi hanno colpita l’ampiezza della piazza, i lampioni e il cielo al tramonto. Mi sono sempre chiesta se sia un luogo reale e non so distinguere se sia un disegno digitale o una foto reale…

So solo che adoro questa immagine e a volte, quando ho bisogno di stare un po’ da sola, la cerco e mi perdo in essa, come fossi lì.


Dal web

A.

Idiosincrasia per i latticini


(post del 17 settembre 2009)


Ho sempre odiato a morte i latticini. E’ una vera e propria repulsione, un’avversione totale che mi accompagna fin da quand’ero piccola. Non li sopporto nel modo più assoluto. La loro vista vista o anche soltanto il loro…odore (leggi ‘puzza insopportabile’) mi dà delle crisi d’ansia e sento il bisogno di andarmene dall’ambiente ‘inquinato’ quanto prima. Lo so che può essere difficile da capire, ma io ci sto malissimo. Certo, visto che non mi riempio di bolle quando mi trovo vicino a quel tipo di alimento, non posso dire di essere allergica, ma per me è comunque un supplizio.

Ciò che mi urta terribilmente è la mancanza di rispetto che tante persone hanno nei miei confronti, soprattutto quando salgono in cattedra e pretendono di insegnarmi la vita dicendomi che ‘devo avere pazienza, perché se agli altri piacciono io devo saperlo sopportare’ oppure che ‘devo vincere questa mia avversione perché tanto ci sto male solo io’.

Ma che ragionamento del cacchio è?! Io non devo vincere un bel niente. Io così ci sono nata, anche se la maggior parte della gente non lo vuole capire. Quasi tutte le persone con le quali ne parlo sostiene che il mio è un ‘vizio’, ‘un capriccio’… Qualcuno ha persino provato a tendermi un’imboscata, invitandomi a pranzo e camuffando latticini più o meno molli nei piatti preparati per me. Inutile dire che quelle leccornie sono finite dritte dritte nel secchio dell’immondizia già dopo il primo boccone. E chi se frega se il cuoco di turno c’è rimasto male.

Sono capace di rompere un’amicizia per una vigliaccata del genere. E parlo sul serio. Anche perché chi si proclama mio amico non può pensare di mettermi alla prova in quel modo sapendo quanto poi ci potrei stare male. Se lo fa vuol dire che è pronto a rischiare la nostra amicizia.

In linea di massima, comunque, cerco sempre di risolvere il problema alla radice rinunciando a cene o pranzi nei quali potrebbe non mancare quel tipo di alimento. La cosa divertente e perversa insieme è che la gente ci resta male. Alcuni pretenderebbero di avermi fra i commensali pur sapendo che dovrò sopportare vista/tanfo di qualche latticino. E allora mi chiedo: chi è intollerante e chi intollerato? Oscar Wilde sosteneva che “una rosa rossa non è egoista perché vuole essere una rosa rossa, ma che lo sarebbe se volesse che tutti i fiori del prato fossero rose e fossero rosse” (ho citato a memoria).

Un’altra cosa che mi fa decisamente incazzare sono le battute su questo argomento. Non sono permalosa; tutt’altro. Prima di sfidare qualcuno a duello sono sempre pronta allo scherzo, anche se l’oggetto dello stesso sono io. E’ solo che ormai ne ho piena la vita (e non solo quella. ) di battute del tipo << Ehi, nascondete quel parmigiano (o qualunque altro latticino ci sia nei dintorni), altrimenti se lo mangia tutto “…” >> (il soggetto sottinteso sarei io). Ecco, queste battute ormai mi hanno seriamente rotto. Io ho sempre fatto buon viso a cattivo gioco perché una battuta resta nell’aria solo pochi minuti (quelle scadenti anche meno), ma ora direi che può bastare così. Fare cabaret sui punti deboli degli altri è fin troppo facile. Bisognerebbe essere così intellettualmente raffinati da pensare che se mancano gli argomenti su cui fare dell’umorismo…si dovrebbe rinunciare a fare dell’umorismo. E’ tanto difficile da capire?

A volte mi viene spontaneo augurare a chi mi giudica ‘difettosa’ di sperimentare un’avversione, un’idiosincrasia come la mia. …Sono sicura che la voglia di riderci su gli passerebbe di colpo.

A.

Coming out. …’na specie...


Ho un problema con il genere fantasy. In realtà, credo di averlo sempre avuto. Ho letto libri di vario genere (persino gli albi filosplatter di Dylan Dog). Ma non sono mai (MAI) riuscita a leggere un libro fantasy. E neanche a guardare film o serie di quel genere. Quando leggere “Il signore degli anelli” stava spopolando io non riuscivo neanche ad avvicinarmi a quel libro. Qualche anno dopo ho cercato quanto meno di iniziarlo ma l’ho chiuso dopo qualche pagina (3 circa). Non ne ricordo neanche l’incipit; so solo che quando cominciano a spuntare descrizioni di luoghi fittizi perdo il senso dell’orientamento e mollo tutto. Per lo stesso motivo non ho mai visto una puntata di “Games of thrones” (diciamo che anche lì, armata di buona volontà, ho provato a guardare almeno la prima puntata (approfittando della replica delle serie precedenti in attesa di una delle ultime…boh) ma dopo 10 minuti di neve, neve, neve e neve ho mollato anche quello. Idem per “La storia infinita”: mai visto il film per intero. Mollata alla grande anche la saga del maghetto occhialuto…

Ora, diciamo che come aspirante scrittrice non dovrei avere un rifiuto per un genere letterario così importante. Ma penso che il mio problema sia, in realtà, il rifiuto dell’invenzione di un qualunque mondo completamente estraneo al nostro e caratterizzato da meccanismi e regole (ma anche di storia, tradizioni etc.) assolutamente autonomi e peculiari.

Non so…forse inconsciamente non sono disposta a mettere in campo le mie energie mentali per attraversare e comprendere un mondo che non è questo. Sono forse troppo pragmatica e poco fantasiosa? Oppure sono un po’ come quella volpe che, non arrivando all’uva, la definiva troppo acerba? …Ma soprattutto…dottore, mi dica: è grave? 🤔😬