“Soul box” – un racconto.


“Soul box”

Sono un’anima intrappolata in una scatola. Non so come sono finita qui: quando ho aperto gli occhi sembrava tutto come sempre. L’ambiente circostante non era cambiato: potevo vedere la speranza, il coraggio, le paure, i rimpianti… Erano tutti lì, a darsi battaglia come sempre senza che nessuno riuscisse davvero a spuntarla sugli altri. Potevo continuare a tenerli sotto controllo e a interessarmi a idee e pensieri utili per cercare di abbattere qualche altro limite e crescere ancora un po’. Tutto sembrava immutato. Eppure qualcosa era comunque cambiato. Non c’erano barriere tutt’intorno ma l’aria che respiravo era diversa.
Ho pensato di fare un giro di perlustrazione per capire cosa stesse succedendo. Ma come ho cominciato a camminare davanti a me mi sono scontrata con qualcosa che mi ha respinta, inaspettatamente, facendomi cadere all’indietro fino a toccare il suolo. Eppure non c’era niente.
Ho passato qualche minuto seduta sul pavimento, inebetita, mentre cercavo una spiegazione plausibile per ciò che era appena avvenuto. Ma non riuscivo a trovarne una di facile comprensione.
Mi sono rialzata, stizzita, e ho deciso di rifare gli stessi passi ma tenendomi pronta a trovare un ostacolo, seppure invisibile. Non sono caduta, anche se ho dovuto fare uno sforzo per mantenere l’equilibrio. qualunque cosa fosse, non si vedeva ma era lì davanti a me. Mi sono allontanata e ho allungato le braccia davanti a me, camminando finché le mani non hanno incontrato quella barriera invisibile. Una volta che l’ho percepita ho cominciato a sondare l’aria davanti a me come in quegli sciocchi numeri da mimo. Palmo a palmo, ho cercato di misurare quel ‘nulla’ che bloccava il mio passaggio. Non era molto largo ma a entrambi i lati terminava con un angolo e questo mi ha inquietata. Mi sono voltata su un fianco e ho continuato la perlustrazione tattile.
La larghezza di quella che sembrava una seconda parete impercettibile era più o meno uguale a quella mi ero trovata di fronte. Con un sussulto mi sono voltata ancora una volta in senso orario e ho trovato la terza parete invisibile.
Tre pareti contigue. Poteva essere un cunicolo trasparente? Senza neanche pensarci ho subito cercato la via d’uscita completando il giro di 360° su me stessa ma non c’era una via d’uscita. Non c’era un’apertura che segnasse quelle pareti. Istintivamente, ho alzato le braccia, tendendole verso l’alto e le mani si sono piegate all’indietro quando hanno incontrato quella che sembrava una lastra invisibile posta sulla mia testa. Solo in quel momento ho capito di essere dentro una trappola trasparente ma non riuscivo a capirne l’origine.
Potevano averla cresta gli Stati d’Animo che ho il compito di sorvegliare? Magari potevano essersi messi d’accordo per sbarazzarsi di me e poi tentare uno scontro finale fra loro… No, loro sono istintivi e mancano totalmente di senso tattico.
Ma allora cos’è?
Per ore ho fatto l’elenco delle possibili cause di questa situazione: ricordi, episodi spiacevoli del Passato, azioni positive che avrei potuto suggerire ma che non ho suggerito…
Niente, nessuna spiegazione mi è sembrata realistica. Così, mi sono concentrata sul Presente. Ho dato uno sguardo agli Stati d’Animo, ancora intenti a darsele di santa ragione. …Possibile che nei paraggi se ne fosse nascosto uno che ancora non conosco? Non lo sapevo e non sapevo più neanche cosa pensare.
Insomma, sono l’Anima di questo Essere! Sono io a gestire i moti delle emozioni! Sono io che cerco le soluzioni quando il Cervello si arrende! Ma il Cervello sembra tranquillo, nel pieno esercizio delle sue funzioni.
Perché sono rinchiusa qui?! Da quando? Come posso uscire? Potrò mai uscirne?
E’ passato un tempo interminabile da quando mi sono svegliata qui dentro e sento che mi sto indebolendo. Non trovo ragioni né soluzioni a questa situazione. Ma ho notato che le pareti di questa scatola si stanno opacizzando e stanno colorandosi di sfumature tenui ma per nulla allegri e sempre più coprenti.
Mi sono tenuta vigile fino a questo momento, facendo a voce alta il resoconto diciò che sto sperimentando e non so nemmeno perché. Non so quanto potrò vivere ancora. Ormai sono accasciata sul pavimento e non riesco più ad alzarmi.
Poco fa, mentre guardavo quel blob colorato stendersi su questa trappola asfittica mi sono sorpresa a pensare alla parola ‘consapevolezza’. Consapevolezza…
Potrebbe essere…?
Potrebbe essere stata lei a infilarmi qui dentro. Lei è sempre in agguato, sempre vigile. Spaventa e la maggior parte degli Esseri la evitano perché riesce a farti vedere le cose così come esse sono. Può placare le continue lotte fra gli Stati d’Animo ma può spaventare per la sua fredda schiettezza e non tutti sono pronti.
Forse, nel mio voler abbattere i miei limiti , io l’ho inconsapevolmente evocata e, probabilmente, questo è il suo modo di palesarsi… Non lo capisco. Non lo so e forse non lo saprò mai.
Mi sento debole. Sono sfinita e mi si stanno chiudendo gli occhi…

-Antartica –