Come un libro aperto

Fonte: Youtube


” Come un libro aperto “

Mi hai visto prendere a calci la strada 
Tirare pugni alla porta di casa 
E poi abbracciarti teneramente 
ridere di tutto e piangere per niente 
mi hai visto addormentarmi sul petto 
Come un bambino da mettere a letto 
Mi hai coperto… e mi hai visto 
Perduto il senno ritornare in me 
Perduto il sonno poi svegliare te 
E raccontarti tutto quel che mi è successo 
E far lo stupido con allegria 
Tenere su tutta la compagnia 
E poi rinchiudermi con apatia in me stesso 
Quante volte m’hai visto 
Con lo pazienza dei tuoi occhi 

Mi hai visto crescere mordendo la gabbia 
E costruire castelli di sabbia 
finire in certi silenzi strani 
Sentito urlare anche con le mani 
Le stesse mani che sanno fare 
Le note dolci vanno a toccare

Nel tuo cuore esisto 
Nessuno m’ha visto
 

Perduto il senno ritornare in me 
Perduto il sonno poi svegliare te 
Lasciarsi andare e fare sogni fino al giorno 
E dare tutto per la mia idea 
Sfidare iI tempo dalla mia trincea 
Con un enorme, spaventoso vuoto intorno 
E quante volte a terra tu m’hai visto 
Soffrire come un povero Cristo 
Avere sempre meno del giusto 
E qualche volta nemmeno un posto…no… 

Mi hai visto pieno d’entusiasmo il viso 
Oppure al buio col fiato sospeso 
Tremare forte come un animale preso 
E lo so che mi hai visto 
Anche quando ero nascosto in me 
Perché i tuoi occhi intensi 
Sanno leggermi i sensi 
E solo agli occhi tuoi mi son scoperto 
Come un libro aperto 

lo mi son scoperto 
E ho mostrato tutto 
A te 
Di me

– Gatto Panceri –

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11 pensieri riguardo “Come un libro aperto

        1. Perché Gatto Pancieri ha sempre scritto canzoni con la testa e col cuore. Non ha investito molto sulla sua immagine, forse. Ma la sua voce e le sue parole parlano di una persona che ha sempre avuto tanto da dire. 😊

          Per quanto riguarda la musica italiana, io mi sono fermata ai Tiromancino, Daniele Silvestri e Caparezza (come generazione di cantautori/cantanti). Meglio sorvolare su chi è venuto dopo. Forse si salva Gabbani.

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          1. Io ho un problema serio con tutto ciò che è recente, forse ho ceduto le armi troppo presto ma mi limito a pescare nel grande mare del passato oppure nell’underground… quello vero, quello fatto ancora di voglia di suonare e non di discografici che impongono la direzione.

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            1. Anch’io. Forse qualcosa di decente lo si trova a livello internazionale; sul fronte italiano c’è solo da piangere; parlo delle nuove leve. Sono tutte e tutti (o quasi) cloni di cantanti ormai affermati. Ne ho ciste e sentite a decine fare melismi alla Giorgia o gesticolare alla Laura Pausini o, ancora, infilare ogni 2×3 quella specie di ‘singulto’ reso famoso da Dolores O’Riordan in “Zombie” (vedi Paola & Chiara). Stendo un tendone pietoso sullo stile dell’ululante Giuliano Sabgiorgi… Ormai mi sono fatta l’idea che tutti gli artefici vocali hanno il solo scopo di sviare dal vuoto testuale e concettuale di gran parte delle canzoni che circolano oggi.
              Forse salverei Marco Mangoni, perché i suoi testi (che siano scritti da lui o da chi per lui) dicono qualcosa di sensato e profondo (e poi perché canta in modo sentito e non falso, secondo me). E magari anche Gabbani (come ti dicevo nel commento precedente). Per il resto, penso che i talent dovrebbero essere fatti una volta ogni 5-10 anni per evitare l’effetto clone/’one hit wonder’. Ormai funzionano un po’ come Miss italia.

              Non conosco granché della musica underground. Magari col tempo cercherò di recuperare e vedere se mi piacerà…

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              1. Il problema dei “one hit wonder” che hai giustamente citato è che alle spalle sono spinti da case discografiche che sfruttano il momento e la novità per poi passare oltre, alla prossima meteora su cui lucrare.
                Ragazzini -alcuni anche talentuosi- che a 19 anni vengono sommersi dalla fama e dalla popolarità e a 21, finito l’interesse delle major, sono già tornati Mr. Nessuno.
                Ora che sono sulla via dell’anzianità posso dirlo: no, non mi piace.

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                1. E’ un sistema che non piace neanche a me. Anzi, mi fa profondamente schifo perché la ‘missione’ (la ‘mission’ in marketing) di questi programmi il vero talento lo ammazzano.

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