Different Shades of Blue

Una delle mie canzoni preferite. 🙂


Fonte: Youtube


Different Shades of Blue

Gettin’ away with murder, livin’ a lucky life

All good things finally come to an end

Hit ya like a train if you try to pretend

Everybody knows that she broke your heart

Everybody knows that it’s been tearing you apart

The boat you’ve been sailin’ on has sprung a leak

You won’t admit, but it’s down to make you weep

When you got nothing left to lose

Might sound good, but I’m not sure that’s true

You carry the pain around and that’s what sees you through

The different shades of blue

Tell by the way you hang your head

The way you cast your eyes and the things you haven’t said

You’ve got the past ten years written on your face

Your whole damn life’s been one big race

Everybody goes there whether they want to or not

Everybody starts to hold on to what they got

And start to settle in with the long haul?

Real life baby, oh you can’t have it all

When you got nothing left to lose

Might sound good, but I’m not sure that’s true

You carry the pain around and that’s what sees you through

The different shades of blue

When you got nothing left to lose

Might sound good, but I’m not sure that’s true

You carry the pain around and that’s what sees you through

The different shades of blue

– Joe Bonamassa – 

Parole da salvare

Post del 7-04-2011

Coerenza



 

Un tempo la si poteva trovare nel cuore e nella mente degli uomini; condivideva l’animo umano insieme a qualità come ‘onestà’‘solidarietà’, ‘sincerità‘, ‘amicizia’
Oggigiorno, anche Diogene munito di superabbaglianti farebbe fatica a trovarla in circolazione. Eppure è la coerenza che ci permette di non perderci mentre attraversiamo la nostra vita; è la coerenza che ci dice, in ogni momento della nostra esistenza, chi siamo…

Ricordo che, quand’ero piccola, a volte mi facevano promettere di fare da brava e per rendere il tutto più ufficiale mi chiedevano “Parola d’onore?”. Io ripetevo come un pappagallo, intimorita da quella frase della quale, ovviamente, mi sfuggiva il significato, ma che doveva essere davvero molto importante. Poi mi stringevano la mano e a quel punto mi sentivo fregata: non capivo bene cosa avessi fatto ma sapevo che, da quel momento, ero costretta a fare da brava. 
 

Parola d’onore… Ti dò la mia parola… 

…Considero la mia parola una cosa talmente preziosa e importante che la impegno con te… 

 

Oggigiorno frasi come queste non le si dice nè le si sente più. Oggigiorno si tende a dire tutto e il contrario di tutto. Spesso sento persone lamentarsi del fatto che ormai non ci si può fidare di nessuno. Credo che sia quasi del tutto vero. Ormai c’è in giro una crescente diffidenza e si ha l’impressione di non conoscersi l’uno con l’altro. Credo che buona parte del motivo sia costituita dal fatto che si è perso il senso della coerenza.

Essere coerenti significa, in un certo senso, esporsi: se io manifesto la mia opinione su un dato argomento, allora porto gli altri a presupporre che io creda veramente in ciò che dico, che sia arrivata a quell’opinione attraverso un ragionamento logico e che, quindi, la mia stessa vita sia improntata a quel certo modo di pensare. Così facendo sto già dando una sorta di descrizione di me stessa e questo mi vincola.
Ecco, io funziono per lo più così: se dico che penso una cosa significa che ci sono arrivata o per esperienza personale o attraverso un ragionamento…oppure grazie ad entrambe le cose. …E se la dico significa che ci credo, perciò va da sè che la mia opinione su quel dato argomento è – e resta – quella e il mio comportamento sarà, ovviamente, orientato in tal senso.

Essere coerenti, per me, significa questo: se non voglio subire torti cerco di non arrecarne agli altri; se non voglio che mi si raccontino bugie cerco di non raccontarne a mia volta; se voglio che gli altri siano onesti con me, lo sono io per prima (con gli altri e – a maggior ragione – con me stessa)…

Credo che il rispetto per se stessi e per gli altri passi anche attraverso un atteggiamento coerente. Certo, adottarlo presuppone anche una buona dose di responsabilità, ma quali alternative davvero vantaggiose esistono?

 

Da:  www.dizionari.corriere.it

coerenza [co-e-rèn-za] s.f.

1 Coesione, compattezza; in ling. testuale, congruità semantica delle componenti di un testo
2 fig. Conformità tra le proprie convinzioni e l’agire pratico: c. morale; connessione logica; mancanza di contraddittorietà: c. di un discorso

  • sec. XVII






Una curiosità:


Anche in Letteratura esiste la necessità di avere un atteggiamento coerente. Samuel Taylor Coleridge, infatti, ha teorizzato quella che viene chiamata ‘sospensione volontaria dell’incredulità’. In sostanza, si tratta di un tacito patto fra lettore e scrittore che impegna il primo a credere tutto ciò che leggerà e il secondo a scrivere una storia che sia davvero credibile, in una parola ‘coerente’.



da Wikipedia:

« …in which it was agreed, that my endeavours should be directed to persons and characters supernatural, or at least romantic, yet so as to transfer from our inward nature a human interest and a semblance of truth sufficient to procure for these shadows of imagination that willing suspension of disbelief for the moment, which constitutes poetic faith. »
 

(Samuel Taylor Coleridge, Biographia literaria – capitolo XIV)


« … venne accettato, che i miei cimenti dovevano indirizzarsi a persone e personaggi supernaturali, o almeno romantici, ed anche a trasferire dalla nostra intima natura un interesse umano e una parvenza di verità sufficiente a procurare per queste ombre dell’immaginazione quella volontaria sospensione dell’incredulità momentanea, che costituisce la fede poetica. »

Il buio addosso – Marco Missiroli

Post del 16-6-2009

Ci sono libri che ti scivolano addosso e libri che ti scivolano dentro. “Il buio addosso” di Marco Missiroli appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Leggerlo non significa soltanto impiegare in modo costruttivo qualche ora del proprio tempo, ma equivale a fare un viaggio emozionale, al di là del tempo e dello spazio, fino a raggiungere la parte più profonda, e spesso sconosciuta, dell’indole umana.

A prenderci per mano e a guidarci in questo viaggio è la piccola Poline, salvata da un destino altrimenti ineluttabile ma allo stesso tempo condannata a pagare a caro prezzo quel suo handicap fisico, che tutti in paese vivono come un affronto.

Poline nasce, infatti, con una malformazione ad una gamba e tanto basta perché ad R. – il paese provenzale in cui è ambientata la storia – l’intera comunità decida che sia opportuno dare anche a lei la polvere dolce. R. Ã¨ un paese ormai in decadenza e i loro abitanti si sono, col tempo, aggrappati all’idea che per salvarlo dal declino e riportarlo all’antico splendore sia necessario perseguire un ideale di purezza che passa inevitabilmente per la bellezza, e la normalità, del corpo e della mente. Così tutti i bambini affetti da tare fisiche o mentali vengono addormentati per sempre. Non uccisi. Perché a R. non muore nessuno; a R. le persone, semplicemente, si addormentano. Questa la suprema ipocrisia che gli abitanti del paese si regalano per non sentire i sensi di colpa, ai quali – in modo sconcertante – si dimostra sordo persino il parroco, Padre Carl.

La piccola Poline nasce zoppa e solo la caparbietà di suo padre – sindaco stimato del paese – riesce a salvarla dalla fine che il suo destino le aveva riservato. Ma trasgredire le regole comporta sempre un prezzo molto alto da pagare e il debito di riconoscenza che la bambina si troverà a dover saldare coinciderà con la sua morte civile: dovrà crescere confinata nella sua stessa casa e non potrà per nessuna ragione uscirne.

La decisione viene accolta, seppure a malincuore, ed è proprio da qui che inizia la storia di Poline ‘la zoppa’; una storia dura e meravigliosa insieme fatta di dolore, di rassegnazione, di tanta voglia di normalità ma anche colorata da momenti di tenerezza. E’ da qui che inizia il viaggio esistenziale che porterà Poline alle soglie dell’età adulta e che trasformerà, quasi paradossalmente, la sua dannazione nella sua salvezza. Importante, in questa prima fase, è la presenza del maestro privato Gustave, il quale – un po’ insegnante e un po’ secondo padre – l’aiuterà a rafforzare il suo carattere e a scoprire il suo dono, ossia quello di riuscire a riprodurre – sulla carta prima e sulla tela poi – tutto quello che il suo cuore sa vedere.

A farle compagnia durante tutto il suo difficile cammino è, invece, l’amico di sempre: Nunù detto ‘il matto’, un personaggio dolcissimo dalla mente fragile e dal cuore puro destinato ad essere, forse, l’unica vera vittima della cattiveria della gente di R.


“Il buio addosso” è un libro che graffia l’anima e che sa farsi promettere una seconda lettura.

E’ una dimostrazione realistica – sebbene romanzata – di quanto i pregiudizi basati sull’ignoranza possano ferire e condizionare pesantemente chi ne resti vittima.

Ma anche in fondo al tunnel della disperazione può brillare una luce di speranza. Così, nel corso del libro, possiamo assistere quasi a un rovesciamento delle parti: la deformità esteriore di Poline, infatti, sembra scivolare lentamente sullo sfondo per lasciare il posto alla deformità interiore di tutti quelli che – credendosi superiori a lei – l’hanno costretta all’emarginazione.

Grazie a uno stile fluido e scorrevole, Marco Missiroli riesce a coinvolgere il lettore nella vicenda e a renderlo pienamente partecipe degli stati d’animo che attraversano, di volta in volta, i protagonisti. Non manca qualche elemento gotico (chi si nasconde in quella stanza che deve assolutamente restare chiusa ma dalla quale proviene quella musica misteriosa?) che conferisce alla storia un po’ di suspense che certamente non guasta.

I Latini sostenevano che in medio stat virtus. Ma io sono convinta che il primo e il terzo romanzo di questo brillante e sensibile scrittore saranno sicuramente all’altezza delle aspettative che questo suo secondo libro ha saputo creare in me.

Per chi volesse intraprendere il viaggio raccontato in questo post, si parte da:

“Il buio addosso” di Marco Missiroli. Guanda Editore.